Il  campionato 1963 si articola su dieci prove. Il  mattatore è Jim Clark, nato a Kilmany (Scozia) ventisette anni prima. Clark vince sette gare, di cui cinque consecutivamente. Le vittorie a ripetizione sono esempi rari: Brabham, nel '60, ne aveva infilate cinque; Fangio, nel '54 e nel '57, tre; Ascari tre  nel '53 e addirittura sei nel 52. Anzi, avendo vinto gli ultimi sei gran premi del '52 e il primo del '53, "Ciccio" può vantare un record di ben sette affermazioni consecutive. Clark - come Ascari - ha qualcosa in più. C'è chi l'aveva già intuito quel 17 giugno del '62 quando per la prima volta il mancato allevatore scozzese taglia vittorioso il traguardo di Spa. L'impresa gli riuscirà ininterrottamente dal '62 al '65, sempre con la Lotus da millecinquecento cmc che sa guidare come sul filo del rasoio sulle velocissime (e perciò molto difficili) curve del tracciato belga. Chi lo ha visto testimonia della sua fantastica abilità nel superare la lunga "esse" dopo la discesa dei box e nell'avventarsi sulla salita successiva dopo aver guadagnato decimi su decimi. Presto i giornalisti specializzati si accorgono che Jim passa in quarta dove gli altri mettono la terza. E lo scrivono, collaborando in tal modo a far nascere il mito moderno di un eroe del volante che guida come se stesse a letto. La rivoluzione è importante, sia tecnicamente, sia perché sollecita l'attenzione, e anche un po' la fantasia, degli sportivi. Tirate le somme, il punteggio di Clark risulta "folle": 73 punti (anche se quelli validi sono solo 54) contro i 29 di Graham Hill. Clark avrebbe ampiamente meritato il titolo anche nel '62, ma si sa che anche un superasse ha bisogno di un po' di fortuna o quanto meno di nonsfortuna.

Clark è affiancato da Trevor Taylor, un modesto pilota che cerca di salvare il più possibile la sua personalità schiacciata dal caposquadra con l'adottare una tenuta da corsa interamente gialla. ra tutti coloro che nell'arco di sei anni si trovano a svolgere il ruolo di compagni di squadra di Clark - a Trevor Taylor c'è da aggiungere Peter Arundell, Mike Spence e Graham Hill -solo quest'ultimo non se ne fa un complesso. Anzi, molti anni dopo, Colin Chapman dichiarerà che Hill in cuor suo credeva di essere probabilmente più veloce dello stesso Clark.

TIl passaggio di John Surtees alla Ferrari segna una svolta per la Casa di Maranello relegata per tutto il '62 al ruolo di comprimaria. Surtees lavora molto e bene. Ha "sposato" la fabbrica ed è proprio questo che vuole il commendatore, l'uomo che è già forte di quattordici titoli mondiali. All'ex centauro sono affiancati Willy Mairesse e Lodovico Scarfiotti.  Mairesse ha un grave incidente al Nuerburgring e il suo posto viene preso da Bandini. In maggio un'altra notizia: sono in corso trattative da parte della Ford per acquistare la Ferrari. Le trattative si arenano, poi riprendono, poi si arenano di nuovo. Ci vogliono mesi prima che il "pericolo" venga scongiurato e la Casa del cavallino rampante resti tutta italiana. Intanto, a due passi da Maranello (a Pontecchio Marconi, provincia di Bologna), nasce l'ATS (Automobili Turismo e Sport) per la quale l'ing. Chili ha progettato una nuova formula uno che sarà guidata da Phil Hill e da Baghetti. L'americano non è più della Ferrari perché per contratto pretendeva di essere esonerato da tutte le prove di collaudo e di messa a punto. Così dopo cinque anni di formula uno con la squadra del cavallino, Hill cambia bandiera. Le ATS sono peraltro un fuoco di paglia che "brucia" Hill, Baghetti e un bei po' di milioni. Lorenzo Bandini corre con la Scuderia Centro-Sud che gli mette disposizione una BRM. Bandini é costante, umile, fedele e Ferrari lo premia richiamandolo in squadra. Il 23 giugno, al Gran Premio d'Olanda debutta Lodovico Scarfiotti, ottiene un sesto posto. Pochi giorni dopo, durante le prove del Gran Premio di Francia, subisce un incidente. In Gran Bratagna debutta Mike Hailwood, l'uomo molti indicano come il più grande "centauro" di tutti i tempi. Con volante non avrà fortuna. In maggio Clark e la Lotus tentano l'avventura di Indianapolis, così come Brabham aveva fatto due anni prima. Clark é mostruoso anche sul catino americano: arriva secondo ma il vincitore Parnell Jones, sarebbe passsibile di squalifica. Moralmente, Jim ha vinto. Cresce anche la scuderia fondata da Jack Brabham, l'australiano ingaggia lo statunitense Dan Gurney come seconda guida, mentre sembra in declino la Cooper, anche se Mclaren e Maggs riescono ad ottenere tre podi. Il team BRP assembla una Lotus ed un motore BRM e fa correre Ireland con la BRP 1 BRM, suo compagno di squadra é Jim Hall, la squadra di Reg Parnell utilizza le Lola e le Lotus, facndo correre, oltre ad Hailwood, anche Chris Amon, l'intramontabile Trintignant, il belga Luciano Bianchi, Masten Gregory, Hap Sharp e Roger Ward. Come detto la Scuderia Centrosud iscrive una BRM per Bandini, il pilota italiano compie una vera impresa al Nuerburgring, qualificandosi con ilterzo tempo dietro a Clark e Surtees e davanti alle BRM ufficiali del campione in carica Graham Hill (quarto) e del suo compagno di squadra Ginther (sesto), purtroppo sarà costretto al ritiro già nel corso del primo giro, la gara viene vinta da Surtees che spezza il dominio di Clark e riporta la Ferrari al successo dopo quasi due anni. Le altre due gare non vinte da Clark sono vinte da Graham Hill, la gara di apertura a Montecarlo ed il Gp degli Stati Uniti, con Clark "solo" terzo ma già campione matematicamente. Nelle altre gare non c'é storia: lo scozzese é uno schiacciasassi, il suo dominio é quasi totale anche in prova, ottiene infatti ben sette pole. In Olanda, Francia e Messico ottiene pole, vittoria e giro piu' veloce. Gli altri si trovano costretti a lottare per il secondo posto, per la cronaca i podi sono questi: -Montecarlo 1) Hill 2) Ginther 3) Mclaren -Belgio 1)Clark 2) Mclaren 3) Gurney (primo podio per la Brabham e leadership mondiale per Mclaren) -Olanda 1)Clark 2) Gurney 3) Surtees (primo podio ferrarista per Surtees), -Francia 1) Clark 2) Maggs (pilota sudafricano della Cooper) 3) Hill Gran Bretagna 1)Clark 2) Surtees 3) Hill -Germania 1) Surtees 2) Clark 3) Ginther -Italia 1) Clark 2) Ginther 3) Mclaren - Stati Uniti 1) Hill 2) Ginther 3) Clark -Messico 1)Clark 2) Brabham 3) Ginther -Sud Africa 1) Clark 2) Gurney 3) Hill. Da notare il totale dominio anglosassone sul versante piloti, infatti oltre agli inglesi Clark, Surtees ed Hill, si mettono in evidenza Mclaren (neozelandese), Brabham (australiano), Maggs (sud africano) e gli statunitensi Gurney e Ginther. Per gli italiani si punti per Bandini (tre quinti posti) ed uno per Scarfiotti. Ovviamente prendo parte al mondiale anche altre squadre "minori", quali la Scirocco Powell che schiera due Scirocco 01 BRM per Settember e Burgess, la Maarsbergen  che utilizza le vecchie Porsche con il nobile olandese de Beaufort e Mitter, la Gilby di Ian Raby, il mitico team di Rob Walker, che schiera una Cooper per Bonnier, la squadra di Jo Siffert, che corre con una Lotus-BRM e molte altre, a titolo di curiosità segnaliamo: Tino Brambilla con una Cooper-Maserati in prova nel GP d'Italia dove é presente anche una De Tomaso motorizzata Ferrari, iscritta dalla Scuderia Settecolli per Lippi. Negli USA Peter Broeker porta in gara una Stebro motorizzata Ford che si piazza al settimo posto (a 22 giri dal vincitore!!), anche in Sud Africa prendono il via due monoposto con motore Ford, il 1963 é quindi, dal punto di vista statistico, l'anno del debutto della Ford in F1, anche se avviene in sordina, sempre in Sud Africa presenti ben tre auto spinte dal motore Alfa Romeo 1,5 della Gìulietta ( due LDS ed una De Klerk). Erano sicuramente altri tempi, quando per partecipare alla Formula 1 bastava un po' di entusiasmo e di fantasia e poche risorse; per partecipare, per vincere erano già necessari professionalità, impegno e classe: caratteristiche di Jim Clark e della Lotus di Champan.

 

Massimo Bosso

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